Dopo un anno voglio riproporre questo concetto, sperando che l’anno nuovo porti consiglio e voglia di guardarsi allo specchio, per vedere gli effetti di tali comportamenti.
Chissà perché la sciatteria, la goffaggine, la trascuratezza sono state elevate a stile, eleganza, contemporaneità: barbe incolte, spelacchiate, bianche e nere, con radure generiche in tutto il viso per carenza locale di peli, corte e lunghe, capelli con tagli da circo, tatuaggi e piercing su tutte le parti del corpo, come se questo abbellisse la persona, camicie fuori dai pantaloni, pantaloni strappati e perfino unti, soprabiti informi e ricadenti anch’essi mezzi sdruciti, scarpe da ginnastica portate con vestiti blu e cravatta, copricapo non definibili formalmente, ecc. ecc.
Perché, chiedo, anche i mezzi di comunicazione tutti, principalmente la televisione, esaltano questi comportamenti?
Senza parlare delle persone dello spettacolo che, pur di farsi notare, non per le loro capacità professionali, fanno e farebbero di tutto, qualsiasi cosa meno che studiare.
E pensare che dello stile e dell’eleganza l’Italia aveva fatto una cultura con una lunga storia ed aveva un grande prestigio a livello mondiale.
Non parliamo della bellezza dell’arte fino ai primi decenni del secolo scorso, poi anch’essa omologata in quanto detto sopra.
Un grande Papa aveva detto che questa è “la società del nulla”, ma tutti si adeguano, si conformano, si omologano, credendo che questa sia libertà di espressione ed evidenziazione della personalità.
Invece credo sia, come ho sentito dire, “gnoranza”, in senso latino, e niente altro, e principalmente mancanza di personalità.
Tutti fanno quello che tutti fanno.
Gennaio 24
Arch. Giuseppe Gentili