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90. Ennesimo incidente mortale sul lavoro


Il 3 gennaio 2025 c’è stato l’ennesimo incidente mortale sul lavoro: un giovane operaio è caduto dall’impalcatura da sei metri.

I “Capisciotti” giornalisti dei notiziari televisivi hanno dato la notizia più o meno così come l’ho riportata. Come al solito nessuna precisazione su come è avvenuto l’incidente, come si sono svolte le azioni che hanno provocato la caduta dell’uomo, ed altre precisazioni.

È indispensabile che una notizia del genere sia dettagliata sugli avvenimenti affinché serva da insegnamento per gli altri lavoratori. Invece no, nessun dettaglio in questi casi, come sempre i “Capisciotti” danno solo la fredda notizia. Solo se c’è da incolpare il datore di lavoro, qualunque esso sia, allora dettagliano di più l’avvenimento.

Invece se succede un omicidio con accoltellamento, si sbracciano con sadismo nel precisare quanti sono stati i colpi, con che tipo di coltello, dove sono stati inferti, quelli mortali e quelli no, quanto sangue c’era in giro, ecc. ecc.

La notizia di questo genere è dettagliata al massimo, ma in questi casi il conoscere il dettaglio è solo mancanza di rispetto verso le vittime e questo è molto male, mentre per l’incidente sul lavoro il dettaglio potrebbe salvare la vita ad altri operai.

Il sindacato, capace solo di fare politica e scioperare, non mi risulta che comunichi con insistenza sui notiziari televisivi l’istituzione di corsi formativi per i lavoratori, specialmente per l’edilizia, corsi d’informazione e preparazione, per far conoscere i pericoli presenti in ogni lavoro.

Inoltre i cari sindacati dovrebbero scioperare e fare casino anche per gli incidenti che avvengono con le auto sulle strade, e quanti ne avvengono. Perché gli incidenti sulle strade non generano scioperi da parte dei sindacati, forse perché non c’è il datore di lavoro? Quelli sono morti diversi?

L’incidente sul lavoro viene amplificato, sia dai sindacati che dai giornalisti, non per cercare il modo di evitarlo, come dovrebbe essere, ma solo per trovare l’ipotetico responsabile, che di solito, anche senza colpa, viene indicato con il datore di lavoro, e quindi in questo caso diventa politica e non diritto all’informazione come giusta prevenzione.

Specificare con insistenza la dinamica degli incidenti sul lavoro serve per portare alla riflessione il lavoratore. Far conoscere quello che non si deve fare è formativo, è fondamentale, quindi formazione obbligatoria, senza la quale niente lavoro.

La morte non può essere colpa di nessuno. Se è colpa dell’operaio bisogna dirlo, affinché gli altri stiano molto accorti e stiano attenti a non fare quello per cui l’altro è morto, oppure dire che è colpa del datore di lavoro, se è colpa sua.

Notizie di questo genere hanno bisogno di continuità informativa, per più giorni, non la sola comunicazione di un giorno.

Anche il politico, di qualsiasi colore, si sbraccia nella citazione ogni volta che succede l’incidente sul lavoro. Perfino il Presidente della Repubblica dice la sua, ma nessuno dice che per certi lavori ci vuole la preparazione e la formazione, o per lo meno, se lo dicono, non lo dicono con l’insistenza e la continuità che invece dovrebbero essere dovute e manifestate in questi casi.

Si deve sapere che ogni lavoro è pericoloso. Questo dovrebbe essere scritto a grosse lettere su ogni posto di lavoro, altro che dire non si può morire per lavorare.

Solo chi è seduto davanti ad una scrivania, di fronte al computer, non rischia nulla e fa un lavoro privo di pericoli: dalla sedia si cade raramente, e comunque non ci si fa male.

Arch. Giuseppe Gentili