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Commenti e Saggi


97. Riflessioni sul Natale


Cosa rappresenta il Natale? In televisione da mesi si propaganda e si propone il consumismo delle feste di Natale senza mai definire perché questi sono giorni di festa detti di Natale, che insieme al Capodanno chiudono il cerchio dei tempi della spesa e delle vacanze invernali.

Per ognuno di noi cosa rappresenta il Natale, cos’è questa smania festaiola che dura intensamente per circa 20 giorni e che commercialmente si propaga per più di due mesi.

Il Natale dovrebbe far riferimento esclusivo, dico esclusivo, a Gesù, Dio-Uomo di cui si celebra la nascita convenzionalmente il 25 dicembre di ogni anno, festa della luce.

Invece il Suo nome non l’ho mai ascoltato in questi due mesi di propaganda. Il Suo nome è stato obliterato, è stato cancellato, si nomina Natale senza riferimento alcuno, tanto che la maggioranza delle persone in tutto il mondo non ne riconosce più l’origine o la ignora volutamente.

Si festeggia il Natale, anzi si festeggiano le feste di Natale, anche in paesi estranei al Cristianesimo cattolico, tanta è la voglia di festa.

Quindi il Natale cattolico, quello della tradizione che da secoli si riconosce in Italia, riferito alla nascita di Gesù, il Cristo, non è più indispensabile per procedere ai festeggiamenti economici e turistici.

Credo che il vero Natale dovrebbe essere festeggiato in solitudine e senza rumori, e comunque difficilmente anche così si riuscirebbe a capire l’avvenimento, l’evento umano-trascendente, tanto è straordinario.

Marco Politi, giornalista e scrittore italiano, vaticanista di fama, scrive: “L’evento più rivoluzionario, a cui pochi prestano attenzione, è la fine della trasmissione della cultura religiosa tradizionale all’interno delle pareti domestiche. La famiglia mononucleare, tranne eccezioni, non insegna più a pregare, non spiega il decalogo, non trasmette racconti, fatti e leggende religiose.
Affida tutto alla scuola, ma a sua volta l’ora di religione si è trasformata in tuttologia, saltando spesso l’esegesi della Bibbia. E così, per la prima volta nella storia del Cristianesimo, si è spezzata la catena della memoria. Quando essi stessi, bambini e bambine, saranno genitori non avranno più niente da tramandare”.

Credo che questo secolo sarà quello che constaterà inerme la fine dell’Italia cattolica.

Se leggiamo alcune statistiche, che sono sempre relative e da prendere con le molle, il 50-60% degli italiani si dichiara cattolico, dipende dalle fonti di rilevamento, ma solo il 20% frequenta la chiesa la domenica, definiamoli praticanti. Nei giovani solo il 10% si interessa alla religione e frequenta la chiesa.

Altre statistiche dicono che nei paesi del Nord Europa solo il 7-8% si interessa di questioni di religione, gli altri vivono completamente al di fuori di qualunque Credo.

Tutto ciò detto e constatato, è giustificabile ed anche condivisibile che in Francia ed in qualche altro paese dell’Europa nordica abbiano proposto e vorrebbero cambiare il nome del Natale con “Festa d’Inverno”, nome che almeno fa riferimento alla stagione.

Sono perfettamente d’accordo a cancellare il nome del Natale, perché per la maggior parte della gente questo nome non significa un bel nulla.

In Italia potremmo prendere ad esempio il 15 agosto di ogni anno, che per i cattolici rappresenta la Festa dell’Assunta, riferita all’Assunzione della Madonna, per i laici, atei e compagni il 15 agosto è soltanto Ferragosto.

Quindi sarebbe molto giusto che il 25 dicembre venga definito dai cattolici Natale, con riferimento alla nascita di Gesù Cristo, figlio di Dio, per gli altri il 25 dicembre si chiamerà Festa d’Inverno, con riferimento alla sola stagione.

In questo modo non ci sarebbero interferenze ed ognuno potrà festeggiare secondo il proprio Credo, o non Credo, che poi è il Credo della società del nulla.

Si eviterebbero inutili demagogie ed ognuno farebbe chiarezza con il proprio essere.

Arch. Giuseppe Gentili